Videgiochi alle Olimpiadi

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Videgiochi alle Olimpiadi

Messaggio da GamerS HitS » 29/10/2017, 18:18

È notizia di poche ore la risposta del Comitato Olimpico, in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024, che di fatto equipara i videogiochi sportivi, gli eSports, a vere e proprie attività agonistiche.

Pur avendo rifiutato al gaming il fregio di Sport Olimpico, infatti, il comitato ha voluto sottolineare come il sempre più folto, e celebrato, popolo dei gamers viva l'esperienza del gioco con estrema serietà, concentrandosi su uno anziché un altro titolo e dedicandovi molte ore per apprenderne e perfezionarne la tecnica; tale costanza ed impegno, dice la nota del comitato, è pari a quello di chi si allena in una qualsiasi disciplina agonistica riconosciuta.

Onestamente, la nostra redazione non si è mai occupata di questi "eSports" né, a dirla tutta, prevediamo di farlo in futuro ma ci è sembrato giusto diffondere una tale notizia... notizia che ci lascia anche un po' perplessi:
negli ultimi 20 anni, infatti, assieme ad una più o meno marcata evoluzione grafica, il mondo dei videogiochi e dei videogiocatori ha visto mutare il suo status da "Roba da Nerds" (o "da sfigati" come si diceva quando ero giovane) a quello di "icone di Cultura Pop" e "WebStar" che vengono invitati come ospiti d'onore nei Centri Commerciali o vedono persino realizzati film sulle loro giovani, brevi e piccole vite da giocatori.
Chi, come noi, ha visto almeno il passaggio da MS DOS ai primi Windows o MacOS probabilmente ricorderà quei tempi in cui, agli occhi degli altri ragazzini, già il solo fatto di saper accendere un computer ti etichettava come "smanettone", figuriamoci a dire che lo usavi per giocare... a quei tempi, ricordo, il massimo delle "console" erano i Flipper ed i Tetris portatili e per giocare fuori casa si andava nelle sale giochi tutte luci e motivetti Arcade a spendere la paghetta settimanale.
Fatto sta che nel gioco, il videogioco era un elemento di nicchia: i bambini, e gli adulti, preferivano giocare tra loro, se possibile all'aperto con un pallone di cuoio anziché chiusi in uno stanzino davanti ad uno schermo... poi sono arrivati i Cellulari, Internet e le Console che conosciamo oggi.
E quello che, al massimo, era il rifugio di pochi ragazzini isolati dal gruppo perché troppo magri, troppo grassi o troppo lontani dai luoghi d'incontro è diventato la vita di generazioni su generazioni ed una facile alternativa per i genitori stessi: perché affaticarsi a correre di qua o di là per portarli a giocare con gli amici, sgolarsi per far togliere i figli dalla strada quando li si può piazzare comodi sul divano con un controller in mano ed un mondo fatto di pixel davanti alla faccia?
Ed ora, nell'era dei tornei online, delle sessioni di streaming, dei podcast, dei longplay, dei social e degli smartphone sempre connessi, dove quello che poteva essere un momento di svago e di distacco dalla quotidianità è diventato una ragione di vita ed una competizione continua (quante volte vi sarà capitato di parlare con uno di questi gamers e sentirli dire: "Il mio gioco è il migliore di tutti", "Questo non è solo un gioco, è un simulatore", "So tutto di come funziona un PC, sono un gamer", eccetera) arriva anche questo: gli "eSports" sono una disciplina agonistica!
Manco fossero i più curati tra i videogiochi e manco fosse vero che, rispetto al passato, i titoli di oggi propongano storie, enigmi ed insegnamenti più complessi e più profondi per stimolare le menti dei nostri ragazzi...
Detto ciò, pur considerando l'ipotesi che si tratti di una "fake-news", in fondo non c'è da meravigliarsi: chiunque abbia mai assistito o partecipato ad una manifestazione sportiva certamente avrà notato come gli spazi dedicati agli sponsor siano a dir poco traboccanti di pubblicità come Playstation, Xbox e EA Sports... e, visto il fatturato, ci sorprende davvero che possano riuscire ad ottenere anche questo?

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